Centro di Cultura Card. Elia Dalla Costa
ARCHIVIO DELLE ATTIVITA' SVOLTE
Prof. Edmondo Berselli
Venerdì 8 aprile 2005 ore 20.30 nella Sala Calendoli Teatro Civico Edmondo Berselli, direttore de Il Mulino, editorialiste e scrittore ha svolto il tema: “La società italiana oggi” (la perdita delle certezze, la secolarizzazione e le trasformazioni politiche)
Dopo un
doveroso omaggio al Papa morto il 2 aprile, Berselli ha commentato l’immensa
partecipazione alle esequie di Giovanni Paolo II°. Il Papa con i suoi
gesti e la sua personalità ha messo in moto tutto il mondo, la forza
di un papa straordinario ha reso possibile una sua presenza davvero globale.
Ma a queste manifestazioni di affetto e gratitudine al papa, non corrisponde
una adesione altrettanto importante alla fede. Il nostro paese si va secolarizzando
ed è diventato molto laico.
Nel settentrione d’Italia il comportamento laicista della popolazione
si avvicina a quello della media europea. Le statistiche ci dicono ad esempio
che il numero dei matrimoni che in Italia si sciolgono si avvicina a quello
americano dove fallisce il 60% dei matrimoni e il 60% delle seconde nozze.
Qui da noi sono in aumento le coppie di fatto, di coloro che vanno a vivere
insieme senza essere sposati né in chiesa né in municipio.
Passando al tema delle trasformazioni sociali, si è sempre pensato
che il legame tra le istituzioni e i cittadini fosse forte, ma anche questo
legame è entrato in crisi perché c’è stato da noi
un cambiamento che è nato nel 1980. Gli anni ‘80 sono stati gli
anni della vera prima grande crisi politica del nostro paese, la sfasatura
tra i partiti e gli elettori. Gli elettori avevano aspettative diverse dalle
capacità che hanno avuto i partiti di comprenderle e di elaborarle.
Sorse in quegli anni una esplosione di individualismo, ci fu la scoperta e
l’affermazione della teoria che il mercato potesse risolvere tutti i
problemi e prevalse la voglia di arricchirsi con ogni mezzo. Sotto l’influenza
di Ronald Reagan e di Margaret Thather si diffusero anche in Italia quelle
teorie che sono in auge ancora adesso con il nome di neoliberismo correlate
alla deregulation, alla flessibilizzazione di qualsiasi aspetto della realtà
economica, sociale e legislativa.
L’economista francese Michael Albert pubblicò nel 1991 un libro
dal titolo “Capitalismo contro capitalismo”. Gli europei erano
abituati ad un tipo di capitalismo europeo (renano) contro un capitalismo
americano tutto ipercompetitivo, iperconcorrenziale, ipercommercializzato,
mentre quello nostro europeo e italiano produceva effetti migliori perché
riduceva le disuguaglianze, creava ceti medi molto estesi, poteva permettersi
di destinare una parte del profitto allo sviluppo di settori che non producevano
profitto, ma fornivano servizi importanti alla collettività come la
scuola, lo stato sociale, le pensioni, la salute e tutto ciò che serviva
a comporre i conflitti sociali.
La politica economica italiana di allora era impostata sul sistema renano,
ma veniva già attratta dal richiamo delle idee provenienti dall’America:
arricchirsi in fretta, liberarsi di tutte le regole, fare soldi con i soldi
nella bengodi della borsa.
Questa impostazione sociale basata sulle teorie americane è tuttora
in vigore, ma se si vogliono affrontare le sfide della globalizzazione rispettando
la dignità delle persone che lavorano e quelle che spesso vengono lasciate
fuori e non possono più rientrare, è necessario ripristinare
i metodi della concertazione e della difesa dello stato sociale accompagnando
le trasformazioni del sistema industriale italiano verso nuove forme competitive
e di qualità.