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Prof. Innocenzo Cipolletta


Centro di Cultura Card. Elia Dalla Costa
(a cura di Augusto Piccinini)
Martedì 8 ottobre alle ore 20.30 il Prof. Innocenzo Cipolletta, presidente della Marzotto ha svolto nella sala Calendoli del teatro civico di Schio la conferenza dal titolo
"Etica ed economia di mercato"


Il prof. Cipolletta inizia la sua relazione dicendo che l'impresa non è un fine, ma è uno strumento. L'obiettivo non è l'impresa in se, ma quello che l'impresa riesce a fornire.
L'impresa fornisce la soddisfazione di bisogni da parte delle persone, in secondo luogo l'impresa remunera i fattori di produzione e deve fare questa remunerazione in un quadro giuridico di leggi che sono condivise da tutti, in un ambiente libero, in un ambiente di mercato.
Vi sono quattro elementi che regolano l'economia di mercato: la soddisfazione dei bisogni, la remunerazione dei fattori di produzione, il rispetto delle leggi cioè il quadro giuridico, il mercato concorrenziale.
Nel rispetto di queste quattro proposizioni c'è il valore etico dell'impresa nel senso che essa persegue obiettivi che hanno una valenza che non è soltanto individuale , ma collettiva e sociale.
Nella prima proposizione è noto che quando si forma un'impresa per produrre un bene o un servizio che viene acquistato da un consumatore o da un'altra impresa, questo prodotto o servizio risolve un problema. Che si faccia un prodotto alimentare, un vestito, un servizio professionale come l'avvocato o il commercialista, un commercio, si corrisponde ad un bisogno della società.
La domanda e l'offerta sono due elementi fondamentali di un sistema economico. E' vero che qualche volta è l'impresa che crea i bisogni e qualche altra sono le esigenza sociali a imporlo. Tutto nasce dalla catena dei bisogni primari che una volta risolti producono degli effetti aggiuntivi.
Ormai i bisogni primari di magiare, vestire e riparasi per dormire, sono già stati superati nel nostro paese. La nostra stessa longevità che sta crescendo sempre di più, deriva dal fatto che mangiamo bene, ci vestiamo bene, che abitiamo meglio, che abbiamo medicine che ci consentono di vivere più a lungo, che abbiamo una vita di relazioni con il resto della società che ci consente una soddisfazione intrinseca e che ci fa stare meglio e vivere più a lungo. A volte si fanno consumi di relazione, consumi che si fanno perché si vive in una società complessa, sofisticata e quindi si fanno consumi perché li fanno anche gli altri, consumi di relazione per poter stare alla pari in un rapporto di società. Nella maggior parte dei casi i nostri consumi sono un messaggio della nostra persona.
I fattori della produzione sono il lavoro manuale, intellettuale, e il capitale inteso sia in termini finanziari, sia in beni di produzione Altri attori sono il lavoro, l'ideazione dell'imprenditore e la capacità di portare avanti l'idea del prodotto che viene ideato e realizzato.
Il sindacato si attende che il lavoro sia retribuito il più alto possibile così pure l'imprenditore desidera che il suo capitale sia remunerato in maniera più alta possibile. L'imprenditore che si assume un rischio lo fa in misura in cui ottiene un adeguato profitto.
Tutti i soggetti di questo processo vogliono il massimo possibile e questo consente di avere il massimo di economicità. In questo modo avremo la garanzia che non vi sono sprechi nel processo produttivo e nella nostra società.
Qual è il limite diretto del massimo profitto? E' l'esistenza delle leggi che rappresentano un limite. Se la produzione fosse orientata solo al massimo guadagno, sarebbe distruttiva del sistema sociale. Il secondo elemento è il mercato, vivere in un contesto competitivo nel quale se io voglio il massimo del profitto ci sarà un altro che vuole lo stesso e nascerà un conflitto che fa si che si trovi un equilibrio che sarà il più equo possibile per tutti.
Il mercato per non essere la legge della giungla, bisogna a che sia sorretto dalle leggi in modo che i giocatori economici siano costretti ad osservare delle regole accettate e uguali per tutti, in modo da far vincere il migliore. Le leggi vengono scritte in un ambiente di società civile e debbono essere rispettate e debbono essere di piena affidabilità
Un paese che non rispetta le leggi, anche se dice di avere una economia di mercato, non ha un'economia di mercato perché si generano delle distorsioni che rendono il mercato inefficiente.
Ci vuole trasparenza per potere avere economia di mercato Il mercato deve essere il luogo dove il prodotto che si compre sia ottenuto secondo le esigenze del consumatore e con il rispetto dei fattori produttivi e delle legge che lo regolano
Infine la concorrenza. Il mercato deve essere libero per chi produce e per chi compra. Occorre una conoscenza da parte delle famiglie che debbono conoscere il prodotto.
In ogni mercato deve esistere la concorrenza. Senza concorrenza non ci sarebbe il miglioramento dei prodotti di qualità migliore e a prezzo più basso per essere all'avanguardia. Deve vincere il migliore e non il più forte.
Il mercato deve ubbidire al rispetto delle regole, senza regole il mercato non assolve il dovere di equilibrio e di giustizia per chi produce e per chi compra. In questo senso il mercato ha un valore etico se viene protetto da una buona politica, da una buona legislazione un continuo rispetto delle regole e da una profonda cultura da parete della gente
Dopo un'ampia e interessante discussione, il prof Cipolletta ha chiuso la conferenza con un atto di grande fiducia nell'avvenire anche di fronte alle sfide della globalizzazione e dello sviluppo demografico e relativi esaurimenti delle risorse della terra.
"Il progresso tecnico può risolvere dei problemi e ne genera dei nuovi. Non bisogna aver paure del futuro. Il problema delle risorse energetiche si risolverà con l'utilizzo dell'unica fonte sempre disponibile che è il sole
Sarà la nostra fonte di energia pulita, e sarà redditizia quando saranno divenute scarse le energie tradizionali disponibili. Allora tutti si metteranno a risolvere la questione.
E ci riusciremo perché il numero di scienziati che abbiamo oggi nel mondo è qualcosa di immenso rispetto a quello che avevamo cinquant'anni fa.
Io penso che fra dieci anni questo nostro mondo ci sembrerà vecchissimo perché abbiamo milioni di scienziati che sta studiando e che stanno lavorando per ottenere un futuro migliore e più moderno
Gli ottimisti sono quelli che hanno guardato il passato ma credono di poter risolvere i problemi futuri. Io -conclude Cipolletta- appartengo agli ottimisti".


 

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