Centro di Cultura Card. Elia Dalla Costa
ARCHIVIO DELLE ATTIVITA' SVOLTE
GUERRE DI RELIGIONE O RELIGIONI PER LA PACE? (relazione di
Augusto Piccinini)
Guido Dotti del Monastero di Bose giovedì 10 ottobre 2005 nella Sala
Calendoli ha fatto una panoramica del legame nel passato tra religione e guerre,
spiegando che le guerre sono state infinite e che la pace tanto invocata non
è mai arrivata perché sia le religioni, sia il potere civile
e militare dei vari stati si sono sempre comportati come se avessero dalla
loro parte la verità assoluta e come se Dio fosse al loro fianco. Nella
seconda parte della sua interessante conferenza vedremo che per giungere alla
pace bisogna fare sforzi individuali di umiltà, di ascolto degli altri,
di disponibilità al dialogo con chi non è della nostra confessione
religiosa e con chi è di altra religione. Questo sforzo di pace deve
essere accompagnato da luoghi e momenti non solo individuali, ma attraverso
gli incontri interreligiosi a cominciare dalle tre religioni monoteiste: ebraismo,
cristianesimo e islam.
Le religioni monoteiste: ebraismo, cristianesimo e islam hanno al loro interno
una tentazione alla quale più o meno hanno ceduto, la tentazione dell’intolleranza,
il non sopportare il diverso, quello che non appartiene alla stessa religione
. E se guardiamo bene nella storia abbiamo ceduto a questa tentazione dell’intolleranza
a tre livelli
Primo livello:I’intolleranza tra le tre religioni. Quando una religione
pretende di possedere la verità assoluta non può tollerare tutto
ciò che è fuori dalla sua verità. C’è stata
una intolleranza che non possiamo nascondere nel corso della storia tra le
varie religioni. A nostra memoria l’ebraismo è stato molto più
tollerante verso gli altri. Così come c’è stato in qualche
periodo storico tolleranza anche da parte dall’Islam e all’interno
del cristianesimo.
Il secondo livello è l’intolleranza verso l’eretico, verso
il diverso appartenente alla tua stessa religione a colui che si discosta
dalla tua fede e qui si ritrova di nuovo il concetto di verità assoluta
e su questo si innesca il concetto di rigetto. E’ come dire Dio ha scelto
noi e ha rigettato gli altri dalla nostra confessione. E’ quanto hanno
vissuto nel corso della storia il cristianesimo, ma anche l’ebraismo
e l’islam che ha ancor oggi una divisione tra sunniti e sciiti e il
movimento Baaht che non è visto bene dal altri due movimenti.
Il terzo livello di intolleranza è quello che più ha a che fare
con lo scatenarsi delle guerre dai connotati religiosi: l’intolleranza
verso gli infedeli, cioè quelli che non hanno la mia stessa fede.
L’intolleranza non è un possesso esclusivo dei monoteismi anche
perché in passato ci sono stati lunghi periodi intolleranze dovute
più alla miscela religione e potere politico.
La religione ha molto a che fare con l’identità della persona,
facciamo fatica a dire quello che siamo senza fare riferimento alle radici
forti e lontane e la religione stimola il superamento di se stessi. La religione
ha un insieme di valori come norma di comportamento e di sentimenti che mette
in comunicazione il divino con l’umano ed è questo che ci aiuta
a trovare la nostra identità. Il cuore della religione è la
comunicazione tra il divino e l’umano: questa è la pace. La pace
non è l’assenza di guerra, ma pace Shalom in ebraico, Salaam
aleikum (salamelec) per un musulmano e pax cristiana, debbono essere tradotte
come vita piena, secondo Dio, giustizia, prosperità, salute, assenza
di dolore, gioia e amicizia.
In oriente c’è anche un rito per i saluti di pace : con la mano
si parte dal cuore si va sulle labbra e poi verso l’alto su nei cieli.
Bisogna prendersi tempo per lo scambio dell’augurio di pace non basta
dire “come stai” e via di corsa, ma dedicare tempo e attenzione
per gli altri La pace è armonia interiore, concordia con i simili.
Per camminare verso questa pienezza di vita, per questa pace bisogna pensare
alla Grazia. La conversione verso la pace richiede una sforzo interiore, una
lotta spirituale, diciamo ascesi che non deve diventare guerra santa, uno
slittamento cioè verso quelle tentazioni che sono presenti nell’assolutismo
delle religioni. E’ necessario che questo sforzo individuale venga condotto
con perseveranza, fatica e sacrificio affinché diventi un impegno per
tutta l’umanità.
Con queste volontà vogliamo costruire intorno a noi una teologia e
filosofia della pace, ragionare in termini non conflittuali con l’altro,
fare emergere da ciascuno quello che uno può dare all’altro.
Questo pensare insieme impone una prassi continua, un agire quotidiano a partire
dalla nostra identità religiosa, a partire da quello che noi crediamo
essere il buono e il giusto, a partire da quello che noi crediamo essere la
volontà di Dio.
Tutto questo, che viene indicato come pista di pace, può sembrare utopia,
ma nella fede cristiana l’utopia si chiama speranza. Ma soprattutto
è proprio delle religioni creare spazio, trovare un luogo per ciò
che sembra non aver luogo, per ciò che sembra impossibile da realizzare
tra gli uomini, cioè la pace.
Il riassunto ha forzatamente sacrificato la bellezza dell’intervento
di Guido Dotti, ma chi vuole può richiedere la cassetta registrata
dell’incontro presso la Buona Stampa.