Centro di Cultura Card. Elia Dalla Costa
ARCHIVIO DELLE ATTIVITA' SVOLTE
CONFERENZA di Dott.Walter FORMENTON
Centro di Cultura Card. Elia Dalla Costa giovedì 21 ottobre Sala Calendoli Teatro Civico
Il Dottor Walter Formenton esperto di problemi
ambientali e Assessore all’Ambiente della Provincia di Vicenza, ha svolto
il tema: “Acqua e aria beni supremi dell’umanità”
Riassumiamo i principali argomenti trattati.
Si dice da tutte le parti che l’acqua è scarsa, come mai se il
nostro pianeta è costituito dal 70% di acqua?
La verità è che il 90% di quell’acqua è salata
e dunque inservibile per i nostri bisogni civili, industriali e agricoli.
Il 9,4% dell’acqua della terra sarebbe utilizzabile perché acqua
dolce, ma è contenuta nelle calotte polari. Rimane uno 0,6 % di acqua
dolce proveniente dalle piogge che risulta idonea ai nostri usi.
La quantità di acqua dolce che è disponibile per l’umanità
è tuttavia enorme ed è pari a 50.000 Km cubi proveniente dall’evaporazione
operata dal sole e ricaduta sulla terra sotto forma di pioggia..
Se potessimo stendere sulla superficie della terra questa massa di acqua dolce
avremmo uno strato di 30 centimetri, quantità che diluita per abitante
del pianeta sarebbe cinque volte superiore ai bisogni di tutta l’umanità,
bisogni che variano da 50 a 100 litri al giorno per abitante , inclusi gli
usi industriali e agricoli.
Ci si chiede allora: “Come mai l’acqua scarseggia?” La ragione
è che l’acqua dolce non è ugualmente distribuita su tutte
le area della terra. C’è inoltre un altro problema che rende
difficile l’utilizzo dell’acqua piovana ed è la sua contaminazione,
dal momento della sua caduta raccogliendo gli inquinanti dell’atmosfera
e successivamente quelli del suolo e ha necessità di essere trattata
con processi atti a ripristinarne la purezza.
Per ridurre i trattamenti di ripristino occorre anche provvedere con adeguati
sistemi capaci di contenere l’acqua piovana in appositi bacini o invasi
in modo da preservarla da inquinamenti del suolo.Tutti questi approntamenti
tecnici si traducono in costi per l’utente.
Per quanto riguarda i consumi che si fanno dell’acqua dolce si stima
che il 60% venga utilizzato in agricoltura ( in questo caso buona parte dell’acqua
passa nella composizione dei frutti), il 25% viene utilizzato dall’industria
e il 15% destinato ai nostri usi quotidiani.
Cosa si può fare a livello mondiale per dare a tutti l’acqua?
( un miliardo di persone ne è quasi senza.) Intanto portare in quei
paesi prodotti agricoli con alto contenuto di acqua e poi adottare politiche
di gestione di questa indispensabile risorsa per l’umanità.Questo
problema come quello della fame è un dovere dei paesi ricchi a favore
dei poveri.
Parlando dell’Alto Vicentino possiamo dire di essere in una zona fortunata
dotata di abbondanza d’acqua piovana anche se in questi ultimi tempi
abbiamo piogge di tipo monsonico con fenomeni irregolari che richiedono una
gestione più oculata nella raccolta e nel consumo di acqua dolce.
Sotto i nostri piedi abbiamo inoltre una falda profonda con un contenuto acquifero
dei più importanti d’Europa, alla quale si ricorre perché
di migliore qualità rispetto a quella che scorre in superficie.
Il livello di questa falda si è mantenuto più o meno costante
fino a un decennio fa, mentre ora sono scomparse le fontanelle sorgive che
dimostravano che la falda era satura, e la loro scomparsa ci dice che la falda
si sta abbassando. Misurazioni attuali dimostrano che la nostra importante
falda si abbassa di 10 centimetri all’anno. Per riparare a questa mancanza
di acqua in falda occorre che gli Enti preposti provvedano a fare investimenti
per la raccolta di acqua piovana in invasi e canali irrigui, a disciplinare
gli scarichi in modo da permettere la ricostituzione del livello originario
della falda stessa.
Per quanto riguarda il problema aria sappiamo che nella troposfera
fino a 10-15 km abbiamo un involucro di aria costituito da circa il 79% di
azoto e il 21% do ossigeno più altri gas in piccola quantità
Il problema che preoccupa di più in questo momento è rappresentato
dalle emissione di anidride carbonica proveniente dalla combustione del petrolio
e suoi derivati responsabile del noto fenomeno che va sotto il nome di effetto
serra. Esso produce un riscaldamento del nostro pianeta perché l’anidride
carbonica trattiene parte dei raggi infrarossi che dovrebbero essere spinti
fuori dell’atmosfera.
E’ stato accertato che prima dell’avvento della motorizzazione
(circa cento anni fa) il contenuto di anidride carbonica nell’aria era
di 270 parti per milione, mentre attualmente abbiamo un contenuto di 340 p.p.m.
I climatologi si sono allarmati e sostengono che aumentando la concentrazione
di anidride carbonica con questi ritmi fra 50/100 anni la temperatura della
terra aumenterà da 2 a 4 gradi centigradi provocando disastri apocalittici.
E’ certo che l’effetto serra è dovuto alla presenza eccessiva
di anidride carbonica ed è pure certo che questo gas impedisce il giusto
equilibrio dell’energia solare tra entrata e uscita, agisce cioè
come un tendone di una serra.
E’ pure certo che se continuiamo a bruciare petrolio ai ritmi di oggi
aumenteremo le concentrazione di anidride carbonica.
Quasi tutte le nazioni del mondo hanno capito la gravità dei pericoli
che corre il pianeta e hanno sottoscritto un documento a Kioto nel 1998 per
ridurre le emissioni di anidride carbonica. L’Italia si è impegnata
come l’Europa a ridurre del 6,5% le emissione di anidride carbonica
rispetto ai dati del 1990.
In questi giorni anche la Russia ha sottoscritto il trattato di Kioto, ma
manca ancora l’adesione degli Usa che non intendono per ora ridurre
il consumo di idrocarburi per non frenare la ripresa economica.
Anche se la strada della riduzione voluta dal trattato di Kioto non porterà
una riduzione immediata del contenuto di anidride carbonica occorre appoggiare
il cammino concordato per i vantaggi che potremo avere nel futuro.
Intanto il mondo scientifico e tecnologico dovrà affrontare abbastanza
presto il problema delle energie alternative ancora immature anche perché
il petrolio prima o poi finirà.
Augusto Piccinini