Centro di Cultura Card. Elia Dalla Costa
ARCHIVIO DELLE ATTIVITA' SVOLTE
Prof. Silvio Garattini
Riassunto della conferenza del Prof. Silvio Garattini tenuta il 2 aprile 2003 presso la Sala Calendoli di Schio
La salute è ritenuta, a ragione, il bene fondamentale. Quando viene
a mancare, tutti gli altri beni perdono la loro importanza. La correlazione
tra salute e farmaci è pressoché automatica. Tuttavia il loro
impiego presenta luci e ombre, vantaggi e svantaggi di cui è importante
tener conto. I pregi dei medicinali sono a tutti noti, perchè sono
i più celebrati, e non vi è alcun dubbio che i farmaci abbiano
contribuito in misura notevole al miglioramento della nostra salute. Infatti
numerose sono le malattie che in passato erano incurabili e per le quali oggi
esistono delle terapie farmacologiche. E’ anche grazie al contributo
dei farmaci che la vita media è passata in questi ultimi decenni da
50 anni a 75 anni per gli uomini e a 80 anni per le donne.
Ogni anno si registrano un allungamento e una migliore qualità della
vita nella popolazione e numerose sono le persone che raggiungono la tarda
età con la “mente lucida”.
Tale progresso è legato ad una migliore alimentazione, a migliori condizioni
di vita e, in misura sicuramente rilevante, anche ai farmaci. E’ sufficiente
ricordare che malattie come la tubercolosi e la poliomielite sono state debellate,
la polmonite è stata sconfitta con l’avvento di antibiotici e
chemioterapici, patologie cardiovascolari come l’infarto del miocardio
possono essere curate e l’ipertensione, un tempo considerata fatale,
oggi può essere controllata.
Tuttavia, oltre a determiniare un indubbio miglioramento delle condizioni
di salute, i farmaci hanno via via acquisito importanza anche dal punto di
vista economico e industriale. Oggi il farmaco ha assunto un’importante
dimensione economica: solo in Italia si spendono 33.000 miliardi di vecchie
lire per acquistare medicinali, a livello mondiale la spesa è di circa
400 miliardi di euro, pari a circa 800 mila miliardi di vecchie lire.
Tale dimensione economica assunta dal settore del farmaco e le conseguenti
leggi di mercato che lo governano hanno pesanti risvolti su intere aree della
sanità, che risultano prive di terapie, perché il mercato cui
sono destinate è troppo piccolo e quindi incapace di attrarre investimenti
da parte delle industrie farmaceutiche. E’ il caso, ad esempio, delle
malattie rare che sono circa 5.000 ma colpiscono poche persone. Chi si occupa
di queste malattie? Chi decide di investire soldi per scoprire farmaci destinati
a questi malati? Nessuno perché il mercato non ripaga i costi sostenuti
per la ricerca e la produzione.
Queste considerazioni valgono in realtà anche per malattie più
comuni come l’epilessia. Per questa patologia le ditte farmaceutiche
non hanno alcun interesse a sperimentare e quindi a produrre medicine adeguate,
perché i guadagni non compenserebbero le spese di ricerca e produzione.
Analogamente i farmaci per le malattie tropicali e per l'AIDS non trovano
possibilità di diffusione, perché le popolazioni interessate
non hanno soldi per acquistarli e le ditte farmaceutiche non intendono abbassare
i prezzi.
Se per alcune malattie e in alcune regioni del mondo si soffre per la carenza
di farmaci, al contrario nei paesi sviluppati dove sono disponibili, essi
non sempre vengono utilizzati in modo appropriato. Se analizziamo il nostro
stesso comportamento, ci accorgiamo che la propaganda di giornali e televisione
influenzano fortemente il nostro rapporto con i farmaci. In questi ultimi
anni si è andata affermando la convinzione che ci siano medicinali
per qualsiasi malattia, il che ha sviluppato un diffuso atteggiamento consumista
nei loro confronti. Numerosi sono i farmaci assolutamente inutili e il cui
impiego risulta dipendere dalla pubblicità, da convinzioni e pregiudizi
privi di qualunque fondamento scientifico. A tale proposito vale la pena ricordare
almeno alcuni degli esempi più eclatanti: i ricostituenti, gli epatoprotettori,
gli immmmunomodulatori, i farmaci per la memoria, i diversi preparati vitaminici,
gli antiossidanti, gli anti-radicali liberi, i vaso dilatatori, i farmaci
destinati alle funzioni cerebrali, gli anti-invecchiamento.
Spesso molti di questi medicinali vengono dati a ragazzi in giovane età,
quando hanno qualche difficoltà a scuola o nella vita. Dal punto di
vista educativo si trasmette ai giovani un messaggio altamente fuorviante,
perché si attribuisce ad un problema medico ciò che potrebbe
essere risolto con l’impegno della loro volontà. Analogamente
si agisce con gli sportivi, inducendo cattive abitudini e pericolose dipendenze.
E’ importante sottolineare che i farmaci per la memoria e gli integratori
alimentari, non hanno alcun significato dal punto di vista della salute. E’
vero che sono farmaci ben tollerati, tuttavia non vi sono medicinali privi
di effetti tossici ed essi dipendono comunque sempre dalla dose e dalle condizioni
individuali. Risulta quindi inutile assumere farmaci che non presentano alcun
beneficio ed in particolare gli integratori sono del tutto superflui, se si
segue una dieta bilanciata.
Un’ abitudine molto diffusa è quella di assumere durante il periodo
infuenzale grandi quantità di vitamina C nella convinzione che faccia
bene ed eviti l’influenza. Ciò in realtà non è
mai sato dimostrato. Sappiamo, al contrario, che alte dosi di vitamina C sono
dannose, perchè i reni, responsabili della sua eliminiazione, vengono
gravati di una funzione e di un lavoro straordinari. La vitamina C può
essere assunta attraverso gli agrumi che nel nostro paese sono anche a buon
mercato.
Una seconda grande categoria di farmaci su cui vale la pena riflettere è
quella che comprende i preparati impiegati per contrastare cattive abitudini
di vita. Molte delle malattie tipiche delle società industrializzate
sono causate dalle nostre cattive abitudini. L’esempio per eccellenza
è rappresentato dal fumo, che nel nostro paese causa 85.000 morti l’anno
(come se ogni anno in Italia sparisse una città di media dimensione).
Dei 30.000 decessi per tumore al polmone che si registrano annualmente, l’85-90%
sono dovuti al fumo. Quest’ultimo è inoltre responsabile anche
di tumori del cavo orale, dell’esofago, del pancreas e della vescica.
Sarebbe importante riflettere sui farmaci che vengono utilizzati e sulla spesa
che è necessario sostenere per combattere questa malattia. Sfortunatamente
oggi anche le donne muoiono per tumore al polmone. Si sta infatti osservando
un aumento del fumo nella popolazione femminile, mentre fortunatamente molti
uomini smettono.
Un altro grande problema è costituito dall’alcool, anche se ha
comunque dimensioni più contenute. Se bere una quantità moderata
di alcool non crea alcun problema, chi esagera svilupperà tumori e
malattie del fegato.
Infine è importante non sottovalutare il sovrappeso. Esso infatti affatica
il cuore, costringendolo ad alimentare il tessuto grasso, per noi poco importante,
giacché non viviamo in paesi freddi e grava sul nostro apparato scheletrico
che con il tempo viene danneggiato. E’ importante quindi cercare di
ottenere il “peso-forma”, non certo utilizzando farmaci, bensì
bilanciando le calorie assunte e quelle consumate dal nostro organismo attraverso
il movimento e il lavoro muscolare.
L’utilizzo di farmaci non strettamente necessari è un problema
che riguarda soprattutto i medici. Nel caso sia necessario assumerli, vanno
comunque sempre valutati oltre ai benefici anche gli effetti collaterali.
Infatti, come già ricordato non esiste, alcun medicinale privo di effetti
tossici.
In questo senso un esempio particolarmente significativo è costituito
dalla prescrizione praticamemte automatica di estrogeni e progestinici nel
periodo della menopausa. Questa terapia risolve effettivamente particolari
disturbi che si possono manifestare nella donna in questo periodo (ad es.
le "vampate"), tuttavia essa diventa pericolosa se prolungata per
diversi anni. Oggi si sa che i rischi sono maggiori dei benefici: per ogni
10.000 donne trattate ci sono 19 gravi eventi in più per un aumento
del rischio di tumori o infarti.
Un altro esempio è costituito dall’osteoporosi. Si tratta di
una malattia abbastanza rara tra le donne, tuttavia la terapia farmacologica
contro l’osteoporosi è diffusissima. Molte donne che assumono
estrogeni non hanno l’osteoporosi, tutt’al più presentano
una modesta diminuzione della loro densità ossea. In questo caso risulta
ragionevole adottare una alimentazione più ricca di calcio e di vitamina
D3, assai meno costosi e meno tossici dei farmaci antiosteoporotici (es. alendronato).
Spesso chi produce farmaci costosi dispone di risorse economiche che gli consentono
grandi campagne pubblicitarie, mentre chi produce farmaci poco costosi, e
magari più attivi, non ha soldi per propagandarli. Un esempio in tal
senso è rappresentato dai costosi farmaci generalmente impiegati nel
trattamento dell’ipertensione, quando recenti ricerche condotte negli
Stati Uniti hanno dimostrato che i farmaci più attivi sono i vecchi
diuretici, molto economici e poco pubblicizzati.
L’ultima categoria di medicinali su cui vale la pena soffermarsi è
rappresentata dai cosiddetti farmaci alternativi. Si tratta di farmaci per
i quali non esiste alcuna prova di efficacia, viceversa vengono assunti con
grande fiducia da parte di molta gente. Essi si dividono in due gruppi. Il
primo è quello dei farmaci naturali e si trovano sia nelle erboristerie
che nelle farmacie. Si dice che sono naturali il che fa pensare al buono,
mentre il naturale ha il buono e il cattivo. Basti pensare al fatto che i
principali veleni che si trovano in natura derivano proprio dalle piante.
Dobbiamo essere estremamente sospettosi rispetto a questi prodotti, perché
circa i loro effetti si conosce ben poco. In questi prodotti sono presenti
migliaia di sostanze chimiche ignote e non controllate scientificamente. La
letteratura scientifica ci dice che chi consuma abitualmente questi preparati
può avere una serie di problemi epatici e renali documentati.
La seconda categoria di prodotti alternativi è rappresentata dall’omeopatia.
L’omeopatia poggia su di una teoria, scoperta intorno al 1700. Essa
afferma che se una sostanza possiede un certo effetto, diluendola essa produce
l’effetto opposto. In realtà le diluizioni utilizzate nei prodotti
omeopatici sono talmente spinte che, con grande sorpresa, ci si accorge che
essi non contengono nulla. L’analisi chimica del contenuto di un qualsiasi
preparato omeopatico venduto in farmacia non rivela assolutamente nulla!
Un altro dei pilastri su cui poggia l’omeopatia è l’affermazione
che l’acqua venuta a contatto con una sostanza ne conserva memoria.
Che ne è dunque di tutta l’acqua entrata in contatto con le più
diverse sostanze e che ciascuno di noi quotidianamente assume? Se avesse realmente
“una memoria”, dopo tanti anni tutta l’acqua disponibile
risulterebbe avvelenata!
Quando si vogliono curare delle malattie con questi prodotti nei quali non
c’è nulla, si rischia di abbandonare farmaci di provata efficacia,
mettendo in serio pericolo i pazienti.
Se quanto detto indurrà qualche dubbio nei nostri rapporti con i farmaci,
si sarà raggiunto un grande risultato. Infatti il dubbio genera più
attenzione e la curiosità di comprendere come stanno veramente le cose.
Si dovrebbe essere più scettici di fronte ai medicinali. Nel caso in
cui il medico non prescrivesse alcun farmaco, non lo si dovrebbe ritenere
un incompetente, perché in realtà è probabile che egli
tenti di educare il paziente a cambiare un rapporto sbagliato con le medicine.
Si dovrebbe piuttosto imparare ad andare dal medico chiedendosi se quel certo
farmaco sia realmente necessario per la propria salute. Forse ciò indurrebbe
una maggior attenzione anche da parte dello stesso medico.