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Cardinal. Pio Laghi

S. Em. Il Card. Pio Laghi, Prefetto Emerito della Congregazione per l’Educazione Cattolica ha tenuto il 9 febbraio scorso una conferenza su tema:
“Ebrei-Cristiani-Musulmani a confronto”
Vengono riportate alcune delle sue più significative affermazioni, scusandoci per la limitata disponibilità di spazio nel Bollettino del Duomo.

Le tre religioni, ha affermato il Card. Laghi, hanno in comune come capostipite il patriarca Abramo, condividono lo stesso seme di Abramo. Vengono pertanto identificate con il nome di religioni abramitiche. Sono anche chiamate in modo più semplice come le tre religioni del Libro, affermazione senz’altro vera perché tutte e tre fanno riferimento ad un libro: il Talmud libro della legge e dei profeti per gli Ebrei, la Bibbia cristiana suddivisa tra vecchio e Nuovo testamento per i Cristiani più gli atti degli apostoli e il Corano per gli Islamici.
Ma il peso che quei libri sacri hanno per i seguaci delle tre religioni, in rapporto alla loro professione di fede e alla loro condotta di vita, è alquanto diverso.
Per gli Ebrei ogni legge ha il suo fondamento nella volontà di Javè, trasmessa per rivelazione a Mosè e trascritta nella Torà la cui interpretazione e applicazione è poi venuta adattandosi alle circostanze della vita lungo i secoli per opera dei Rabbini.
Noi Cristiani abbiamo nel nostro canone dei libri sacri, tutti i libri degli Ebrei con qualche eccezione,ma li leggiamo e li interpretiamo in modo diverso, forti della parola di Gesù che invitava i suoi a scrutare le scritture come testimonianze rese a Lui; noi leggiamo il Vecchio Testamento alla luce del suo compimento avvenuta in Cristo. In più nei Vangeli troviamo riportati i fatti e gli insegnamenti ad opera compiuta da Gesù per redimerci e salvarci mediante la sua passione e morte in croce e la sua resurrezione.
Per i musulmani il Corano è la stessa parola di Allah che, dettata a Maometto si incarna non in un uomo, ma nelle pagine stesse del Libro. Essa è origine e norma di tutto l’Islam: della verità di fede, del costume, del culto e della cultura, Inizia con queste parole: “Questo è un Corano, ossia una lezione o lettura vergata sul libro che non possono toccare che i puri, esso è rivelazione di Allah, Signore del creato”, Il suo testo per i Musulmani è sacro e intangibile e richiede solo di essere applicato alla lettera senza indulgenze ad interpretazioni, alle quali si dedicano invece Ebrei e Cristiani. Per tale motivo l’Iislam tende non di rado ad un letteralismo radicale e integralista che rende difficile il dialogo e la convivenza con i seguaci di altre religioni soprattutto là dove l’Islam è religione di Stato.
Giovanni Paolo II° intervistato su cosa pensasse di Maometto e dell’Islam, così rispose; “Al Dio del Corano vengono dati i nomi più belli conosciuti dal linguaggio umano, ma in definitiva è un Dio al di fuori del mondo, un Dio che è soltanto maestà e onnipotenza, ma mai Emmanuele cioè Dio con noi”
Non solo la teologia, ma anche l’antropologia dell’Islam è molto distante da quella cristiana. I Musulmani parlano di convergenza nell’Islam, ma quella convergenza vuol dire convertirsi. La religione perfetta e quella loro ed essi ci vogliono assorbire perché Maometto è il Profeta mentre gli altri sono dei precursori. Per i Musulmani Mosè è un profeta, Gesù è un profeta, Maometto è il profeta.
Noi e Gli Ebrei.
Da sempre come cristiani abbiamo avuto un rapporto privilegiato, prioritario con l’ebraismo. Gli Ebrei sono i nostri fratelli maggiori come ebbe a chiamarli il Papa in visita alla Sinagoga di Roma. Essi rappresentano la pianta sul cui tronco è stato compiuto 2000 anni fa un innesto dal quale è cresciuto non un solo ramo, ma un albero gigantesco: la Chiesa. Con essi il problema è anzitutto a livello di maggiore mutua conoscenza, di rispetto, di approfondimento, ciascuno nella propria identità. e del ruolo che ciascuno ha nella esecuzione del progetto di Dio nella storia umana che è storia di salvezza. Tra noi e gli Ebrei i nodi da sciogliere sono ancora numerosi soprattutto per quanto riguarda i problemi teologici e dottrinari: il compimento delle promesse in Gesù di Nazareth,
la sua identificazione con il Messia e figlio di Dio e l’affermazione della Chiesa come popolo di Dio a continuazione di quello che era il popolo di Israele.
Il Card. Laghi ha citato una affermazione dello scrittore ebraico Abraham Yehoshua contenuta nel libro “Viaggio alla fine del millennio” che esprime un concetto conclusivo per le tre religioni:
“Gli Ebrei non vogliono convertire nessuno non hanno missionari,
i Cristiani e i Musulmani invece si. E per questo motivo possono entrare in competizione”
In sostanza ha sostenuto il Cardinale a conclusione della sua conferenza:
l’Ebraismo ha un ruolo di benedizione (popolo benedetto da Javè); il Cristianesimo ha un ruolo di evangelizzazione (non imposta, ma spontanea); l’Islam ha un ruolo di conversione e di conquista.
Il Papa nell’enciclica del terzo millennio, consapevole delle difficoltà esistenti tra le tre religioni, ha detto che il dialogo deve continuare e che il nome dell’unico Dio deve diventare sempre di più un nome di pace e imperativo di pace

 

 

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