Centro di Cultura Card. Elia Dalla Costa
ARCHIVIO DELLE ATTIVITA' SVOLTE
Giovedì 4 ottobre 2007
Conferenza del Porf. Renzo Pegoraro,
medico chirurgo, specializzato in bioetica
"Testamento
Biologico, Accanimento Terapeutico, Eutanasia".
Riassunto di Augusto Piccinini
Il tema è sicuramente delicato, complesso anche in parte
sofferto perché stiamo affrontando un discorso riguardante la fine
della nostra vita e come utilizzare quanto la medicina ha sviluppato in
questi decenni con risultati positivi volti a controllare le tante
malattie, a risolvere tante difficoltà e tante condizioni di dolore e
sofferenza, ma che ci pone anche tanti interrogativi su come gestire
queste conoscenze e queste possibilità nei confronti della vita, nei
confronti delle malattie e delle possibilità di guarire o almeno, in
certi casi, di prendersi cura del malato e di offrire una assistenza
utile e adeguata.
Il tema è vasto e articolato perché coinvolge aspetti
medici,giuridici ed etico.
Per quanto riguarda il Testamento Biologico
o come viene anche chiamato "Dichiarazione Anticipata" è nota fin dal
1997 una dichiarazione del Consiglio d'Europa che l'Italia ha
ratificato che registrava questa affermazione: "I desideri
precedentemente espressi a proposito di un intervento medico ad un
paziente che al momento dell'intervento non sia in grado di esprimere
la sua volontà,saranno tenuti in considerazione" E' una affermazione
importante ma non stabilisce come debba essere gestita questa volontà.
Anche il Codice Deontologico nel dicembre del 2006, pochi mesi orsono,
dice: "Il medico, qualora il paziente non sia in grado di esprimere la
propria volontà, deve tener conto nelle proprie scelte di quanto
precedentemente manifestato dallo stesso in modo certo e documentato"
Sulla base di questi documenti si è discusso molto sul come esprimere
la propria volontà in termini più precisi possibili e dove questo
documento va depositato: da un notaio, dal medico di famiglia o da un
membro della famiglia.
In Italia non abbiamo ancora una legge che
riguardi questa materia, sono stati elaborati alcuni disegni di legge
presso il senato, ma la discussione è ancora aperta.
In questo
dibattito si è inserito anche il Comitato di Bioetica Nazionale cha dal
2003 ha affermato che è opportuno che il legislatore intervenga nella
materia e che la eventuale legge dovrebbe prevedere che il medico
prenda in considerazione le dichiarazioni anticipate, ma senza che
abbiano una carattere vincolante, ma che comunque debbano pesare nella
valutazione e decisioni che il medico deve prendere.Il Comitato dice
anche che la legge dovrebbe prevedere la nomina di un fiduciario al
quale consegnare dichiarazioni chiare e specificate.
Una proposta che
sembra essere condivisa da molti è che le Dichiarazioni Anticipate
vengano discusse e concordate e firmate con il proprio medico di
famiglia e depositate presso il suo ambulatorio.
Un aspetto importante
è quello del valore di queste dichiarazioni anticipate in termini di
vincolo. Ossia il medico deve rispettare assolutamente le dichiarazioni
anche analitiche o deve interpretare quello che il paziente ha scritto
magari 10/20 anni prima?.
il medico deve conservare uno spazio di
valutazione di cui deve rendere ragione in base ad un discernimento e a
una valutazione del momento tenendo anche conto delle evoluzioni delle
tecnologie messe a disposizione dalla medicina?.
Quando ci si trova di
fronte a situazioni critiche di malati che non sono più in grado di
decidere autonomamente bisogna agire con buon senso in accordo con il
complesso dei familiari come in gran parte dei casi oggi avviene.
L'eccessiva burocratizzazione con documenti vincolanti rischia di
portare dritto all'Eutanasia.
Quello che si chiede al legislatore che
siano stabilite norme leggere che non pretendano di esaurire tutto
attraverso la legge in modo che tra il paziente, la famiglia e il
medico si riprenda un po' più di dialogo per affrontare la conclusione
della vita.Per quanto riguarda l'Accanimento Terapeutico dobbiamo
dire che noi oggi viviamo in un contesto culturale e sociale che
risente di due spinte: da un lato il progresso notevole della medicina
che è riuscita a debellare malattie da sempre giudicate mortali e
dall'altro il desiderio di vivere il più a lungo possibile.
Il fatto di
poter guarire certe malattie e di vivere più a lungo non vuol dire che
siamo diventati immortali
Però siamo in difficoltà a trovare il limite
e decidere quando fermarsi con le cure mediche.
Siamo in difficoltà
oggi a decidere come e quando usare ad esempio la sala di rianimazione.
Ci troviamo in tante situazioni critiche nelle quali dobbiamo decidere
come utilizzare i mezzi che abbiamo a disposizione. In passato avevamo
un certo fatalismo per cui di fronte a tante malattie si accettava il
decorso naturale delle cose, mentre oggi siamo tutti interventisti.
Capire quando un paziente debba andare in rianimazione e decidere
quando debba essere lasciato o riportato in reparto non è sempre
facile. Così pure nell'area oncologica fino a che punto si debba
proseguire con l'insistere con dosi sempre crescenti di chemioterapia
quando la malattia ha preso ormai il sopravvento.
Uno dei problemi che
ci si pone è quando desistere dal cosiddetto accanimento terapeutico e
passare alle cure palliative che siano di sollievo, di sostegno senza
continuare con trattamenti che risultino esagerati o sproporzionati o
eccessivi.
Non possiamo pretendere di definire in anticipo certe
decisioni, ma dobbiamo valutarle caso per caso.
In pratica il Comitato
nazionale di Bioetica nel 1995 come pure l'Evangelium Vitae di PaoloII°
del 1995 dicono che siamo in presenza di accanimento quando un
trattamento è ormai inefficace, non allunga la vita in maniera
significativa e comunque non è in grado neanche di dare sollievo
fornendo piccoli e parziali risultati creando altrettanti disagi,
sofferenze o dolore per cui globalmente quel trattamento risulta
sproporzionato rispetto al bene globale del malato nel suo aspetto
fisico,psicologico e spirituale. In ogni caso il medico deve dialogare
con il paziente se è cosciente e con i familiari sulla necessità di
continuare con una trattamento che ha perso la sua efficacia.
Quando si
entra nella fase terminale la medicina ha ancora molta da fare per
assistere alleviare le sofferenze e il dolore con le cure palliative..
Il tema dell'Autanasia
C'è uno sostanziale differenza dal punto di
vista etico e dal punto di vista legale tra l'accettare che la morte
venga procrastinata il più possibile e provocare e causare direttamente
o indirettamente la morte del paziente anche se l'ha chiesto
esplicitamente.
Ci sono oggi molti dubbi sul fatto che effettivamente
un paziente chieda di morire, forse tante volte chiede di non soffrire,
di non avere dolore, ma in questi casi ritorna la responsabilità del
medico di offrire una buona terapia palliativa.-
Anche se la medicina
ci offre i mezzi per continuare la lotta alle malattie anche terminali,
non possiamo usarli tutti.
In ogni caso il nostro codice impedisce al
medico o ai familiari di procurare volontariamente la morte del
paziente, mentre non può essere considerata eutanasia la sospensione di
cure tecnologie e mediche quando esse si manifestano come accanimento